Sapete cosa penso del Natale e sapete pure che non è una delle festività che prediligo. Ma cmq mi sento di poter utilizzare questo momento per augurare a tutti un sereno fine d'anno.
Questo perchè so che alla fin fine dimenticherò di farli a qualcuno, quindi mi anticipo di qualche giorno...
Sparato fui, Martina, la prima volta nella coscia destra. La prima pallottola te la ricordi, quando festeggia i tuoi 15 anni.
Gli altri colpi non li senti nemmeno più.
Fai scommesse con i ragazzi di dove verrà la prossima, e di dove si ficcherà, mentre passi l'unica cicca, bagnata fradicia, di saliva.
Mentre Tonio fa, come al solito, lo spaccone: "In mezzo agli occhi, il prossimo, in mezzo agli occhi, come il Miccia".
E quante risate quando vedemmo Tonio sbracciato in quel canale, con un fiore d'oppio in fronte, ad indovinare la sua previsione.
Il maestro non rideva. Quando mi tirò lo scappellotto. Disse sottovoce "tirate su Tonio, dategli il rispetto in morte, come in vita".
Al maestro si obbedisce. Lui non scherza. Lui non scherza mai. Si fa la barba quando può. Anche se la sua morosa è sotto terra.
Mario, si chiama, ma per tutti è Otello.
Dovresti conoscerlo Otello.
Vedi, Martina, ci sono uomini che hanno una fede, ma non in gesù (chissà dov'è finito quello), una fede che possono vedere come tu vedi il sole all'orizzonte. Una fede cieca e sorda, ma dura e dritta come la canna di un fucile. nei valori della libertà.
A questa bella parola c'insegna, il Maestro, sebbene ancora non capisca perchè questa libertà passi per il moschetto. Ogni volta che lo chiedo, il maestro, zittisce e si liscia la barba. E per lui è una risposta.
Ma la verità, amore mio, è che questa benedetta guerra non la faccio per dio, patria o re. Questa guerra la faccio per rivederti, per rivedere i tuoi occhi e i tuoi seni, chè, se tua madre vuole, finita 'sta pazzia, ti voglio prendere in sposa.
Tu, tu devi promettermi di essermi fedele, come io lo sono a te, di essermi fedele, giura.
perchè ad un certo punto della tua vita "bisogna che ti decida"? Per quale cazzo di motivo la gente ha tanto bisogno, questa tensione, verso l'altro. E non nel senso dell'altrui persona. NO! verso qualcosa d'altro che non ci porta che verso piattezza. e noia. Io. Io non ce la faccio a dirmi che ho 30 anni. E che i capelli si fanno più radi e le rughe non sono più "d'espressione". E sentirmi il fiato sul collo del 23enne che ha un futuro di soddisfazioni davanti a sè. E io dietro.
Ecco. La realtà è che ho paura. Paura di aver perso i migliori anni della mia vita. E di non avere più occasioni. Di dovermi dire: avevano ragione, vittò!
Che me l'avevano detto. No, che si erano dimenticati di scagliarmela questa maledizione. La maledizione del "ti fai vecchio". E come un telefono svizzero. Che suona al momento meno opportuno (e quindi quando stai sotto la doccia) è arrivata la telefonata. Tra un padre che muore e uno zio che ti chiede dove andare. Tra una famiglia che non ti dà una lira sebbene il lavoro lo fai tu, e la ragazza che ti regala un giubbotto che tu quei soldi li avresti spesi diversamente e che comunque un regalo della stessa entità economica neanche lo puoi guardare. neanche lo puoi fare il visual-shopping!
Ecco. Avere la libertà di dire: oggi pago io. Neanche quello. A 30 anni.
E c'è pure qualcuno che vorrebbe farmeli festeggiare questi 30 anni! Ma festeggiare cosa?? Quale traguardo raggiunto?
Forse se me li fossi fatti, dei traguardi. a quest'ora avrei messo giù qualche ostacolo. Nemmanco quello. mi sono fatto tirare avanti da questa vita. come la foglia il vento. cos'ho in mano?
Vento.
La crisi dei 30. direte voi. Ma qui non si tratta di 30. qui si tratta di mettersi con il pallottoliere non e trovarsi con le palle.
E decidere adesso se quello che ho lo voglio avere e lo avrò fino alla fine. o devo cambiare strada.
basta fare castelli in aria. Non mi laurerò. Lo so per certo. Mi dispiace, Laety. Forse ci ho provato poco. Forse in realtà non era quello che volevo. Anche se mi manca non aver preso "il pezzo di carta" come diceva mio padre. Sembra una cazzata, ma era una cosa che volevo fare anche per te. Lo avrei fatto per me, certo, ma ti volevo dimostrare quanto tenessi al tuo apprezzamento.
E trovare un lavoro, nel caso questo non vada in porto, a quest'età. me l'ha detto, mio zio, non è facile. Più vai avanti più i ragazzini ti mordono il culo. E mi vedo già a chiedere favori. A leccare e compulsare. Insomma a strascicare dietro la vita come la gamba zoppa. Una vita zoppa. insomma.
Eppure non è che sono stupido. Cosa mi manca per fare un lavoro? Il fatto è che non ho le palle per cercarlo. quel lavoro.
Mi autosaboto e mi creo mille ostacoli per non tentare.
Lo dice, lei: se non ti fai un film della situazione che verrà, la più onesta e realistica possibile. Considerando le tue aspirazioni, non andrai avanti altro che a tentoni.
A ME! Che ho fatto PNL! Ma cazzo!... Ha ragione! E' proprio vero, parlo tanto e non fotto proprio nulla.
Sempre in attesa di una cazzo di mano di padre che mi poreti prima qui, poi lì. E con la pretesa di avere libero arbitrio, ma con il desiderio, sconfinato, che qualcuno mi porti.
Ok, siete entrati nel mio delirio. Uscitene putre.
Cosa rispondere ad una donna. Pronta a fare 1354 Km in una notte. Per vederti, così. Ferocemente? Bè, questo è uscito, liscio. stamattina:
Ecco Fatto.
Bruciato netto.
Sparato in petto.
In una notte.
D'attese rotte.
Come puoi fare, Aznal,
A fare questo.
Atroce e Feroce.
Anche senza la voce.
Come un po' d'anni fa.
Ti conoscessero davvero.
Quanto tu sia piccolo e nero.
E meschino. E amorale.
Può la fantasia far tanto male?
O cedere, infine, al concetto, Che, sì.
Tu sei davvero grande così?
Stanotte non ho sonno. Mi aggiro ferito per la cucina. Come un cane randagio. sotto la pioggia. Non riesco a smettere di pensare. A petto nudo, e calzoni di tela, afferro il buon vecchio Jhonny W., chiedendogli se ne valga la pena, infine, dopo una vita di gelatina e cazzinculo, scegliere la via dei poeti maledetti, prendere la strada sbagliata.
Qui fa freddo. un cazzo di merda di freddo. E il mio cane s'è rotto.
La notte, di notte, lui. Vuole dormire. E questo è il suo territorio.
Jhonnie è sbagliato. Ma io sono il mio cane randagio. E poi nessuno mi ha detto com'è.
Vado in stanza a vedere di prendere a me lo stile "senzatetto". Una canotta, un maglione con dueme dentro.
La penna è il naturale epilogo. Credo che sia la puttana di ogni scrittore. Che le dici "vieni" e lei senza fiatare.
Jhonnie. è solo energia di attivazione.
Ho un sigaro brutto in tasca. Che ha voglia da troppo di farsi fumare. Stasera sono libero. e le mie labbra gli voglio regalare.
Jhonnie, il sigaro, la mie mutande sorde, questa pioggia e i grilli della slitudine sulla mia spalla.
Questa sera sono libero. Potrei dare fuoco a tutto, o, più semplicemente. farmi ammazzare.
non ricordo neanche più come sei fatta. mi passi davanti come un fiume liscio e greve.
la tua faccia si confonde tra mille altre. Nelle mie orecchie risuona a fatica lo scalare delle tue corde, i sibili e le risa. Eppure a te avevo dato il mio cuore... possibile che chi mi fa male sparisce ineluttabilmente dal mio ricordo. IO VOGLIO RICORDARE!! Non posso morire da tabula rasa! Ma queste mani. ora lo sento. QUESTE mani! tutto è affidato a queste mani. Come un piccolo Proust, a queste mani ho consegnato il ricordo del tuo corpo liscio. Dei declivi e delle curve... E
a questa bocca... aquestabocca, il ricordo delle tue labbra. Sì, e quello dei tuoi capelli. corvo di liane profumate, pioggia di lame buie, ho sospirato in quella fitta foresta.
fiore notturno, i tuoi occhi. come dimenticare i tuoi occhi. sfere penetranti.
querulanti pietà, morte e salvezza. dolcezza e vita. i tuoi occhi mi hanno guardato profondi e riso. non posso dimenticarlo questo.
e infine la tua voce di luce. eccola, la sento. non è difficile riprodurla nella mente. con quella hai detto parole che rispecchiavano laghi. che trasformavano i simboli. in icone trasmutate.
io RICORDO. Sì, io mi ricordo... ma è solo ricordo.
e mi trovo qui, a chiederti perché non ci sei. a desiderarti anche se non ci sentiamo da troppo tempo. qui. a ricostruire essenze. per assenze.
Parlando di Poesia e per dare ad intendere quanto io apprezzi Essa e con Essa il sarcasmo e il motto di spirito, ripropongo un grazioso versetto che ai bei tempi mi costò l'ira e l'alienazione de "l'amico" Alfiererosso (ricordi Laety?). Per capirne il contesto debbo spiegare che fui invitato ad un contest (mi si perdoni il gioco di parole) in cui mi si chiedeva di creare un verso che iniziasse con "Vorrei". Tra i tanti "vorrei" aulici e romantici, io buttai una pietra, eccola qua:
Vorrei...
Vorrei essere la tua merda,
così almeno
mi cacheresti un po'!
Ora, sarà che so' prosaico, sarà che da ragazzino trafugavo nottetempo il libricino dei sonetti dell'Aretino (finemente illustrati!), sarà che son cresciuto leggendo il VERO Catullo (non quello di "passer, deliciae meae puellae", ma quello che inveiva "pedicabo vos et irrumabo" oppure irrideva il povero Celtibero "Egnatius, quod candidos habet dentes") o che il mio eroe era Marziale... insomma, dicevo, sarà tutto questo, ma a me il mio verso, diversamente da altri, faceva ridere. ;)
Questo è un abbraccio e un bacio per quella splendida ragazza che è la miaLaetitia... Sperando che questo momento difficile possa passare in fretta e col miglior decorso possibile e nella sicurezza che lei possa ritornare a sorridere come, chi la conosce, sa che può fare...
allora, la questione è importante. e forse anche un po' pallosa. chi avesse 45 minuti di tempo da buttare continui pure a leggere. da buttare perchè non so se riuscirò, con me stesso, ad arrivare ad un punto fermo.
mettiamo prima di tutto in chiaro una cosa: non mi piace fare del male alla gente. Evito, a prescindere. Evito perchè non mi piace la violenza (espressa in qualsiasi modo) come forma di espressione e comunicazione sociale. Mi davano fastidio i ragazzini prepotenti quand'ero piccolo, figurati ora quelli che uccidono per "guerre di prevenzione"!! (israele e usa pare abbiano gli stessi illuminati dirigenti). Ma noi parlavamo d'altro. Dicevo i prepotenti. Bè, chi mi conosce lo sa, non sono uno che si fa mettere i piedi in testa. Mi rendo conto che, da ragazzino, attuavo la politica del "se non puoi batterli con i muscoli, battili col cervello" e difatti l'arma che usavo di più con era il coltellino, ma il sarcasmo e lo sberleffo, armi molto più taglienti, se le sai usare. Ma un fatto rimane: facevo (e faccio) la guerra.
Ora, considerando che, date le premesse, ritengo implicitamente che la guerra (almeno quella verbale) sia stata a me necessaria per sopravvivere in una giungla chiamata scuola, mutuando cose e persone alla "vita esterna", non posso ritenermi un "pacifista ad oltranza", sebbene sappia che la guerra non porta altro che a vittime tra i civili (come direbbe gino strada). E nonostante questo sia un prezzo troppo alto da pagare, qui il gioco è proprio "quanti me ne uccidi tu, quanti te ne uccido io", o meglio sarebbe dire "quanti tuoi carrarmati di carne devo abbattere finchè dichiarerai di essere stato battuto a risiko?".
Diciamocelo chiaro, le cartine di oggi grondano di sangue dei nostri avi. Oggi non avremmo trieste e trento se non ci fosse morto qualcuno là dentro. Ma, in tutta onestà, chi ci dà il diritto di occupare un terreno? Di dichiararci proprietari ed usufruttuari di una terra? Penso alle foibe, a quei poveri cristi di italiani a cui era stato detto: ecco, bravi, insediatevi in questi luoghi, sono terreno del vostro glorioso paese, potete tranquillamente scacciare a calci coloro che ci abitavano fino all'altro ieri. Ma "ciò che dai, poi ti torna", diceva mia nonna. E difatti tutti quei bravi italiani, sono finiti, a vario titolo in pozzi scuri.
Allora mi chiedo: Qualcosa ci appartiene, che non sia stata presa con la forza ed il sopruso di millenni? Nasciamo da un utero e neanche quello ci appartiene. Apparteniamo, come ho già detto, al perimetro del nostro corpo, e solo per questi suoi diritti intrinsechi che voglio combattere.
FERMA! ferma! Ma se allora ognuno ha diritto alla dignità del proprio corpo, l'insieme delle dignità fanno un mondo. Anche il buon pertini combatteva. E se un presidente della repubblica partigiano ha combattuto, perchè ha combattuto? Ha combattuto per degli ideali. Gli stessi per cui ha combattuto uno che era nato medico e si è scoperto guerriero (inutile dirvi a chi mi riferisco, l'avrete capito sicuramente). Allora qui non si tratta più di salvaguardare linee serpeggianti su una cartina, bensì valori, ideali, quali la dignità umana, ed il benessere dei più. Ma fanno davvero questo le politiche degli stati "cosiddetti avanzati"? Bè, se l'uomo fose un essere bastante a se stesso, allora, probabilmente lo farebbero eccome. Ma l'uomo è un essere che ha istinti primari e secondari, ed ha bisogno di soddisfarli in un luogo, in un territorio. E allora, via all'accaparrarsi il terreno più fertile, e la donna più fertile, via al "mors tua, vita mea". Non aveva forse ragione allora Hobbes? E Nietzsche? E eraclito? La pace non è forse figlia di "pòlemos"? Qui non si tratta più di guerra sì, guerra no. Ma "perchè guerra". La guerra, credo, sia una componente immanente all'uomo. Sviluppata per reali necessità e forti istinti umani. La legge, il sarcasmo, e lo stesso motto di spirito, non sono altro che una ritualizzazione di quella guerra. O meglio, una guerra che usa altre armi per venir fuori.
A questo punto le domande sono due: "quali sono gli ideali per cui vale la pena fare la guerra?" e poi "che armi è lecito usare in una guerra?". La prima domanda è facile, la risposta sta nelle carte dei diritti degli uomini (francesi, internazionali, americane, scegliete voi) che condivido ampiamente, la seconda è più difficile: sebbene non sia da sottovalutare la forza del pernacchio di defilippiana memoria, non certo solo con battute argute, o sarcasmo che si vince una guerra. Qui la differenza sta tra l'attacco fisico e l'attacco morale. E dei due il primo è quello che crea più dolore. Ecco, alla fine, ho trovato la mia risposta. Se fare la guerra per la dignità del proprio corpo (e non per meri scopi mercantili) è solo un'utopia, allora sono thoreauniano. E accetto l'espatrio (o qualunque altra forma di pena di beccariana memoria) che vogliate infliggermi. Ma soprattuto sono io che non coglio abitare in un luogo che professa certi ideali e poi si piega ai compromessi del denaro. Accettate perlomeno il proselitismo dei miei ideali, e non mi martirizzate. Perchè, non venitemi a dire che le guerre si fanno per alti ideali. che se fosse così, la guerra sarebbe finita al solo pensare che quell'ideale uccide gente che ha il diritto di esercitare i miei stessi diritti.
Al passo del destino, c'è un ragazzo diviso. col cappello in mano. porta nella bocca pietre preziose. da masticare. Chiede copn gli occhi pietà per sè. per i suoi sbagli.
tu la carta, io la penna. io la carta, tu la penna.
t'ho scritto t'amo sopra un seno. colla tua mammella diafana, ho giocato. a stamparle un sorriso con la biro. queste son le cose che mi fanno rizzare il cazzo. io ti scriverei dovunque. chè non passi acro della tua pelle senza che non sia marcata a fuoco dalla mia penna di carne. che sia questo il segno del mio passaggio il simbolo del mio territorio. come racconti del cuscino, ove sia scritta la storia di noi due che indissolubilmente per una notte durata eterna scrivemmo amore con il corpo.
Oggi l'Italia gioca un'altra partita dei mondiali. Certo non sarò come i ragazzoni svizzeri, ma ho lo stesso loro interesse verso le partite di calcio... e poi ho il mio perchè... ed anche il mio come! Quindi, care signore, fatevi 2 conti (svizzeri possibilmente! e uno intestatelo a me!).
Nel frattempo che decidete di contattarmi io mi vado a fare un po' di volantinaggio per il NO al referendum costituzionale!
"fratè, te serve 'a bandiera? 5 euro!" No grazie, l'italia mi sta sul cazzo. Ci ricordiamo di essere italiani solo quando c'è una partita di calcio. Poi quando corrompi, o ti fai corrompere. quando rubi, ammazzi o riscuoti il pizzo, quando sorpassi a destra o sei scoretese con i tuoi connazionali, allora l'onore italico può andarsene a fanculo. Allora lo fanno tutti, italiani, francesi, americani, spagnoli e quant'altre nazioni possano servire al tuo pietoso alibi. Allora la tanto fiera superiorità italica non serve più. Serve solo che "lo mettiamo in culo a quei brasiliani di merda". Io non sono fiero di essere italiano. Io non sono italiano. Non appartengo e non voglio appartenere a questo paese. Io ho un unico paese, ed il suo confine coincide con il perimetro del mio corpo. Un paese con una sola costituzione, che si chiama dignità. E sento di appartenere solo alla gente che si sforza quotidianamente di seguire questa stessa sacra legge.
è chiaro che non ho velleità di diventare una blogstar (sebbene qualcuno mi tacci di provarci ;), ma credo che la tecnologia di STICKAM sarà presa d'assalto di qui a poco da molti bloggers. E quando un giorno qualcuno vi dirà: "sai ho una Stickam sul mio blog" Voi potrete rispondere: "Aznalumba ce l'aveva già"
Ma cos'è la STICKAM?
Stickam è questa finestrella sulla barra laterale del mio blog, che permette di avere in un unico prodotto:
1 webcam - 1 chat - 1 spazio per le tue foto - 1 spazio per i tuoi audio - 1 spazio per i video
il tutto per uno spazio disponibile di 500 mega!! E oltrettuto è (per ora) tutto gratuito! Senza pubblicità o altro... Fantastico, no? Facilissimo da istallare e da inserire nel proprio blog o sito. Io per ora ho messo poca roba, ma conto di aggiornarlo con frequenza. Dategli uno sguardo.
Per ora non posso dirvi altro che:
Ci vediamo sulla STICKAM!!
(o mi acchiappate online, o prendiamo un appuntamento per vederci e parlarci!)
reborn, rinato. dallo stesso padre: Dolore. dalla stessa madre: Pazzia. Rinato. ma con il sorriso. come tutti i randagi senza spazio. e senza padrone. chiusi e rinchiusi dentro bianche e sicure ca(s)se di ferro.
nato per lo scherzo d'un Signore. cresciuto. con un cuculo nel petto. deceduto a.jazz.freddo.e.KolnKoncert.
Scaglie di cielo, rugiada calda. "Essere allegri non significa necessariamente essere felici, talvolta si ha voglia di ridere e scherzare per non sentire che dentro si ha voglia di piangere". (Mojo)
quanto è dura, crescere da solo. Avere le palle per dire ed essere convinti, che Dio non esiste. Che tutto ciò che hai è ciò che hai, e sapere, intimamente, che ti stai precludendo un aspetto metafisico della tua stessa esistenza. Eppure i più piccoli miracoli ti vengono quando meno te li aspetti, sono quelli che ti lasciano senza parole, sono quelli che ti arrivano dalle persone che meno te le aspetti. Questa ragazza, che mi vuole, qualsiasi cosa accada, certe volte mi mette in imbarazzo, certe volte mi fa sentire amato quantunque...
Aznal è una specie in via d`estinzione:- Rettifico. Credo già estintasi. È una specie d`uomo che espone i suoi sentimenti ed attraversamenti rasi con una subitaneità irriproducibile. La potenza della sua espressione non stà nella consapevolezza, lui non è frutto di tecnica. Lui non si vergogna. Non vergognarsi non vuol dire essere disinibiti, nè scanzonati, nè sprezzanti. Il non vergognarsi è un concetto esatto, come , da spaccare la legna e non bruciarla. Io in rete di Aznal ne ho intercettato solo un esemplare. Anche nella vita di carne e di automobili e di cose da sbrigare solo un esemplare. ...credo che Ognidove c'abbia azzeccato in quasi tutto, espongo carne fresca come fossi il macellaio di me stesso. E la vendo a poco prezzo. E poi mi fa sempre effetto essere chiamato "uomo"...
Sono ossessionato dalla morte. Me ne rendo conto solo ora. Vedo i miei fratelli, penso ai miei amici, quelli vicini e quelli lontani, e mi scopro a pensare che ho paura di non avere il tempo di viverli abbastanza, che se ne vadano, così, senza preavviso, o magari con quel preavviso che sa di condanna… E, sì, penso anche alla mia morte. Ed è per questo, credo, che ho ossessione di voi. Di voi tutti, che difficilmente abbandono ciò che amo od ho amato, è per questo che ho creduto fermamente di potermi chiudere in un riccio con Lisa. Che l’abbandono suo, senza parole è stato puro abisso nel fuoco. E’ per questo che cerco, intimamente, ossessivamente, da 2 anni a questa parte, di toccare il viso di Laetitia. E’ per questo che non abbandono alla loro vita, al loro destino, i miei familiari. Chè loro hanno bisogno di me come io ho bisogno di loro. Che non chiudo una storia che non doveva e non voleva iniziare. Lo so, Lucilla non ammetterà questo continuo piangersi addosso, questa atmosfera decadente. (come un ricciolo liberty su membra putrefatte di orco) ma chi passa di qui sa cosa può trovare. Non sono certo (debbo ancora ripeterlo?) solo questo! Non sono SOLO Aznal. Ho una mia vita. Ma la mia vita interiore, o solo un suo tagliente riflesso, è quello che io porto qui dentro. Il viola macabro e stupefacente di certi labbri tumefatti dal tempo e dal vento. I vermi trasbordanti dalla sacca di iuta del mio amico Babau!
Solo che. Solo che io credo. Che la morte ci guardi in faccia Ogni maledetto giorno. E come gli gira. Se la moglie gli fa le corna, se ha un’unghia incarnita se l’hanno licenziato. Insomma Son buone tutte per dire: “Bon, stamattina vieni con me”. E mi tiene banco sto pensiero Ogni santissimo giorno. Mi tiene banco E brucio. Nel sottosuolo dell’apparenza Nella carne muscolatoria di questa faccia Proprio qui Tra le ossa e l’epidermide Brucia venefico questo pensiero. E brucia me. E brucio tutto ciò che c’è attorno Case, cose, matite, castelli, cestelli, biscotti, cere e ceralacche mucche e filarmoniche Anche le occasioni. Solo per paura di perderle. Solo per paura Che oggi ci sono. Ed ho 4 arti E mezza arte 2 occhi e neanche un cielo. Mezza vita e un solo amore. Ed è effimero il giorno. Effimera la notte Caduca questa vita - a chi lo sa non lo ripeto – “che ho una cicatrice”… pochi centimetri sopra il cuore e quei centimetri mi ricordano di prendere quel che c’è chewing-gun bifore it’s too late! Ma a masticare sbagliando Ti spacchi un dente E puoi metterci kilometri di ponti Ma la tua splendente smaltina Non c’è più. Puoi farci niente. Niente. E lacrime a solcare carie. Otturazioni di carne del tuo letto. Bambole di sangue – vuote a perdere. Sola. L’anima di ferro e stagno Zoppica nel fango. Fuori. È pioggia. Ma lei se ne fotte. Che c’ha già una crepa. dentro.
Nel giorno in cui, silenziosamente, compio 29 anni, vorrei esprimere solo un desiderio. Vorrei poter riabbracciare mio padre. E non è questo un desiderio puramente dialettico. Vorrei potermi stendere nel suo letto, accanto a lui, mentre dorme sereno e cingergli le spalle, stringerlo a me, e finalmente, una notte, dormire sereno. D’un fiato leggero, che sappia di nebbia e di sabbia, che tutto ricopra, i miei pensieri, i suoi dolori, quelli fisici e quelli mentali. I nostri, insomma, miei e suoi. Fare che questo pomeriggio sonnolento, a persiana bassa non passi mai più. Che sia un sonno totale e ristoratore, che si avvicini alla morte, senza che questa parola sia mai pronunciata. Che si porti ad un passo da lei, che di lei se ne senta solo il profumo di rose mature. Essenza di assenza. Tornare da lui. Raggiungerlo.
dove va a finire il calore delle cose, quando Inverno, gli ruba il colore? Qui tutto è freddo. Ma non si parla di "cose". Qui si tratta di me. Io! sono freddo.